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N°045Software come libertàPseudocodice
4 libertà
GNU, Stallman e l'idea che il software debba essere libero
Nel 1983 Richard Stallman lanciò il progetto GNU per costruire un sistema operativo interamente libero, e con esso un movimento etico e una licenza rivoluzionaria, il copyleft. Questo pezzo racconta l'idea radicale che il software debba garantire libertà a chi lo usa, una visione che ha plasmato gran parte del mondo digitale.
- Anno
- 1983
- Era
- 1980-1989
- Linguaggio
- Pseudocodice
- Reperto
- 1 licenza
Quando il software si chiuse
Agli albori dell'informatica, condividere il codice era la norma, non l'eccezione. Nei laboratori e nelle università, i programmatori si scambiavano i programmi liberamente, li miglioravano a vicenda, imparavano leggendo il lavoro altrui. Il software era visto più come conoscenza condivisa che come merce. Era la cultura che questo archivio incontra parlando di Spacewar e degli hacker del MIT, una cultura di apertura e collaborazione.
Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, questo mondo cambiò rapidamente. Il software divenne un prodotto commerciale di enorme valore, e con questo arrivò la chiusura. Le aziende cominciarono a distribuire i programmi solo in forma eseguibile, tenendo segreto il codice sorgente, e imponendo licenze che vietavano di studiarlo, modificarlo o condividerlo. Il codice, prima bene comune tra studiosi, diventava una scatola nera proprietaria, protetta da segreti e divieti legali.
Un programmatore del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, Richard Stallman, visse questa trasformazione come una perdita dolorosa, quasi un tradimento. Vedeva amici e colleghi non poter più aggiustare i propri strumenti, non poter più aiutarsi a vicenda condividendo il codice, perché ora era proibito. Per Stallman questo non era solo un cambiamento tecnico o economico: era una questione morale. Privare le persone della libertà di studiare e condividere il software gli appariva profondamente ingiusto.
Un sistema operativo della libertà
Nel 1983 Stallman fece una scelta radicale. Annunciò il progetto GNU, un acronimo ricorsivo e scherzoso che sta per «GNU's Not Unix», con l'obiettivo monumentale di costruire un sistema operativo completo, compatibile con Unix ma interamente libero, fatto di software che chiunque potesse usare, studiare, modificare e condividere senza restrizioni. Poco dopo fondò la Free Software Foundation per sostenere questa missione. Era una dichiarazione di indipendenza dal mondo del software chiuso.
Stallman definì con precisione cosa intendesse per software libero, articolandolo in quattro libertà fondamentali, numerate a partire da zero come si addice ai programmatori. La libertà di usare il programma per qualsiasi scopo. La libertà di studiarne il funzionamento e modificarlo, il che richiede l'accesso al codice sorgente. La libertà di ridistribuirne copie per aiutare gli altri. E la libertà di distribuire le proprie versioni modificate, a beneficio di tutta la comunità. È cruciale capire che qui «libero» significa libertà, non gratuità: in inglese si chiarisce dicendo «free as in free speech, not as in free beer», libero come nella libertà di parola, non come nella birra gratis.
Il copyleft: usare il diritto d'autore al contrario
Restava un problema pratico e sottile. Se Stallman avesse semplicemente regalato il suo codice senza vincoli, qualcuno avrebbe potuto prenderlo, modificarlo, chiuderlo e rivenderlo come software proprietario, negando agli altri proprio quelle libertà che lui voleva garantire. La libertà concessa ingenuamente poteva essere usata per costruire nuove prigioni. Serviva un meccanismo per proteggere la libertà stessa.
La soluzione di Stallman fu geniale e quasi paradossale: usare il diritto d'autore contro se stesso. La chiamò copyleft, un gioco di parole su copyright. L'idea, incarnata nella licenza GPL, la General Public License, è questa: il software è libero, e chiunque può modificarlo e ridistribuirlo, ma a una condizione vincolante: le versioni modificate devono restare ugualmente libere, sotto la stessa licenza. La libertà diventa così contagiosa, ereditaria. Non si può prendere codice copyleft e chiuderlo: la licenza lo impedisce legalmente.
È un capovolgimento brillante. Il diritto d'autore, nato per permettere agli autori di restringere l'uso delle proprie opere, viene piegato allo scopo opposto: garantire che un'opera e tutti i suoi discendenti restino per sempre liberi. Il copyleft usa la stessa arma legale del software proprietario, ma per proteggere l'apertura invece della chiusura. È una delle idee giuridiche più creative nella storia della tecnologia.
Perché custodirlo
GNU e il copyleft meritano una teca perché hanno plasmato profondamente il mondo digitale in cui viviamo, spesso in modi che non vediamo. La filosofia del software libero, e gli strumenti GNU, furono l'altra metà indispensabile che si unì al kernel Linux per creare un sistema operativo libero e completo, come racconta un altro reperto di questo archivio. Da quell'incontro è nata un'enorme parte dell'infrastruttura che fa funzionare Internet e il mondo, costruita su software libero.
Ma il lascito più importante è un'idea, e una domanda. Stallman ci ha costretti a vedere che il software non è solo una questione tecnica o commerciale, ma anche etica e politica. Chi controlla il software che usiamo? Possiamo sapere cosa fa davvero? Possiamo modificarlo, aiutarci a vicenda, o siamo alla mercé di chi lo possiede? In un mondo sempre più governato dal codice, queste domande sulla libertà e sul controllo sono diventate domande sulla nostra autonomia stessa.
Custodire le `4 libertà` significa onorare una posizione di principio tenuta controcorrente, con coerenza e a caro prezzo personale, per decenni. Si può non condividere l'intransigenza di Stallman, e molti non la condividono, ma è innegabile che la sua visione abbia dato al mondo un'alternativa reale al software chiuso, e un vocabolario per pensare la libertà nel digitale. Il reperto insegna che dietro le scelte tecniche ci sono sempre valori, e che a volte difendere un principio cambia, lentamente, il mondo.
Punti chiave
- Agli albori il codice si condivideva liberamente; tra anni Settanta e Ottanta il software divenne un prodotto chiuso e segreto.
- Nel 1983 Richard Stallman lanciò il progetto GNU per costruire un sistema operativo interamente libero.
- Definì il software libero con quattro libertà: usare, studiare e modificare, ridistribuire, distribuire versioni proprie.
- «Libero» significa libertà, non gratuità: «free as in free speech, not as in free beer».
- Il copyleft (licenza GPL) usa il diritto d'autore al contrario: le versioni modificate devono restare libere.
- Insieme a Linux, il software GNU formò un sistema libero completo, base di gran parte dell'infrastruttura digitale.